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L’isola
d’Elba si trovò improvvisamente al centro dell’attenzione
mondiale quando, con il trattato di Fontainebleau, nell’aprile del
1814 divenne il piccolo regno di Napoleone Bonaparte.
Ricevuta la sovranità sull’Elba, Napoleone si comportò in modo da
far supporre che egli intendesse rimanere per sempre il sovrano di
questa terra, provvedendo al decoro delle sue residenze,
all’efficienza del suo esercito e imponendo un rigido protocollo di
corte.
Sarebbe molto riduttivo tracciare un percorso napoleonico limitato
alla città di Portoferraio.
Tutta l’Elba mostra segni e testimonianze della frenetica attività
di governo del grande còrso, nei dieci mesi del suo
"impero" elbano: razionalizzazione dell’attività
estrattiva delle zone minerarie, fino alla progettazione di un
impianto siderurgico, organizzazione di nuove strutture ospedaliere o
il potenziamento delle vecchie, cura e selezione dei vitigni,
introduzione di culture inusitate all’Elba come l’olivo e la
patata, miglioramento della viabilità.
Ma è a Portoferraio che rimangono ben conservate, e moltissimo
frequentate le testimonianze più concrete e visibili della presenza
di Napoleone all’Elba (3 maggio 1814 - 26 febbraio 1815).
Partendo dalla periferia, la mèta più famosa è la Villa
di S. Martino, adattata
dall’imperatore a residenza estiva e situata a circa 6 Km. dal
centro in un luogo ameno e fresco fra vigneti e boschi.
E’su due piani ed è decorata dagli affreschi commissionati dal
sovrano a Pietro Ravelli.
Fra gli ambienti: la camera da letto di Napoleone, la Sala del
Consiglio o "delle colombe", l’appartamento del gen.
Bertrand, la "sala egizia".
Nel 1851 il principe Anatolio Demidoff, lontano parente di Napoleone,
acquistò la villa e fece costruire, davanti ed inferiormente un
edificio di ispirazione neoclassica con funzioni di museo-sacrario.
Attualmente è sede prestigiosa di mostre ed eventi culturali.
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Ritornando
al centro della città e salendo dal grande parcheggio ai piedi dei
bastioni medicei, attraverso il fornice di Porta a terra, via
Sebastiano Lambardi e via del Carmine, nata come cappella
dell’omonimo ospedale fatto costruire dalla famiglia del marchese
Sorbello nel 1617.
Proseguendo per via V. Hugo, attravesro il fornice cinquecentesco, si
giunge alla Palazzina dei Mulini,
così denominata per la preesistenza nel luogo di mulini a vento.
Questa era la residenza ufficiale di Napoleone e della sua corte.
Tra gli ambienti: lo studio, il salone di ricevimento, la camera dei
valletti con caricature di dell’imperatore, la camera del guardaroba
(con la bandiera napoleonica dell’Elba: bianca, rossa con tre api
d’oro), la camera da letto, la biblioteca con molte centinaia di
volumi, con la preziosa collezione del Moniteur Universel dal 1790 al
1813, la galleria, il salone degli ufficiali e al primo piano il
quartiere di Paolina Borghese, sorella di Napoleone.
A lato della villa il salone delle
feste, recentemente
restaurato; sotto l’imponente costruzione del Forte Stella il
giardino, con statue e fontane.
Dalla villa si scende verso la darsena attraversando le mura della
fortificazione medicea e percorrendo poi via Ferrandini, dove una
lapide ricorda che vi ha abitato per qualche tempo Donna Letizia, la
madre dell’Imperatore.
A metà di questa ripida via, una traversa, via della Misericordia,
conduce all’omonima Chiesa, dove, nell’annesso Museo,
è conservata, con il calco della mano, la maschera in bronzo di
Napoleone rilevata a Sant’Elena dal dott. Antonmarchi, che eseguì
l’autopsia sul corpo del grande esule.
Percorrendo, poi, in discesa la splendida scalinata rinascimentale in
pietra rosa, si giunge nel centro della città, costeggiando il
Palazzo Municipale (sec.XVI)
dove, dal 3 maggio 1814, per alcuni giorni, dimorò Napoleone.
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